Early arthritis

L'artrite reumatoide è la più frequente e la più conosciuta tra le malattie reumatiche di natura artritica. Generalmente in fase iniziale coinvolge le articolazioni dei distretti periferici degli arti, quindi nel tempo può interessare tutte le articolazioni diartrodiali del corpo. Ha una evoluzione cronica potendo causare delle gravi invalidità. Già da alcuni anni le esperienze cliniche ci hanno portato a credere che la malattia possa essere divisa in due fasi : la prima chiamata "early arthritis" consistente nei primi mesi di malattia (3-9 mesi dall'insorgenza); la seconda chiamata "late arthritis" quando la malattia è presente da più di 9-12 mesi. Questa distinzione ha una notevole importanza dal punto di vista prognostico perché l'early arthritis ha una risposta alla cura medica migliore rispetto alla late arthritis permettendoci di potere avere una più facile remissione della malattia, evitandone le severe conseguenze . Perché ciò avvenga non è ancora chiaro,anche se qualcosa si inizia a capire. Infatti un recente studio giapponese sembra dimostrare come le componenti immunoistochimiche, che sono alla base dei processi fisiopatologici della malattia, siano differenti ed in concentrazione diversa nelle due fasi .
E' quindi estremamente importante iniziare a curare i malati di artrite reumatoide il più precocemente possibile( early), con una strategia farmacologica che sia sin dalle prime fasi aggressiva, con una progressiva riduzione della stessa una volta posta la malattia sotto controllo .
Dott. Ennio Longo - Reumatologo

Nuove cure per la gotta

La gotta è una malattia infiammatoria causata dalla deposizione di cristalli di urato monopodico nelle articolazioni ed in altri tessuti dell'organismo. Presupposto fondamentale per lo sviluppo della gotta è l'iperuricemia ( uricemia > 7 mg/dl ). La malattia è più frequente nel sesso maschile e la prevalenza è in netto aumento nell'età geriatrica, anche per la presenza di comorbilità ed uso di diuretici.
L'attacco gottoso in genere è monoarticolare coinvolgendo in ordine di frequenza : I metatarsofalangea, caviglia, gomito, ginocchio, polso. L'attacco è violentissimo con un dolore urente, con durata che oscilla tra i 5 ed i 10 giorni. Tende a ripetersi nel tempo con episodi sempre più lunghi e periodi di remissione più brevi.
La cura consiste nella somministrazione di FANS o colchicina nelle fasi acute e nell'utilizzo di farmaci ipouricemizzanti come cura di fondo. A tale scopo sino a poco tempo fa in Italia era in commercio una sola molecola: l'allopurinolo. Questa situazione comportava alcune problematiche infatti vi erano delle persone intolleranti al farmaco ed alcuni pazienti che non avevano una buona risposta terapeutica. Inoltre il farmaco non agiva bene nelle forme di iperuricemia con valori molto alterati e non agiva nel ridurre i depositi di urato nei tofi. Da alcuni mesi è stato immesso in commercio una nuova molecola il Febuxostat,che somministrato alle dosi di 80 o 120 mg/die mostra una efficacia superiore all'allopurinolo, con effetti collaterali minimi. La sua somministrare è possibile anche in persone con epatopatia o insufficienza renale moderata.
Dott. Ennio Longo - Reumatologo

Osteonecrosi della mandibola (OBJ) e farmaci per l'osteoporosi

Nel 2004 sono stati segnalati i primi casi di OBJ associata ad assunzione di bifosfonati. Da allora è stata prodotta una enorme mole di studi che hanno messo in evidenza come tale condizione è piuttosto rara ed associata a bifosfonati somministrati per via endovenosa ( Zoledronato e Pamidronato) ad alti dosi nel trattamento delle metastasi dello scheletro. Tali evidenze non si sono riscontrate per i bifosfonati prescritti per l'oseteoporosi o altre malattie benigne. Da tali studi si evince, inoltre, che un ulteriore fattore di rischio (anche maggiore) per la comparsa di una OBJ è costituito dalla igiene orale e che una buona pulizia della bocca associata ad adeguata terapia antibiotica iniziata 4-5 giorni prima dell'intervento dentistico e proseguita sino alla guarigione della sutura abbatte significativamente il rischio di OBJ. Recenti studi hanno infine evidenziato un analogo rischio di OBJ anche per un altro farmaco che agisce sul metabolismo osseo (Denosumab). Ciò avviene quando il farmaco è somministrato nei paz. neoplastici a dosi di 120 mg/mese. Non vi sono evidenze se somministrato a dosi di 60 mg ogni 6 mesi, così come si fa per la cura dell'osteoporosi .
Infine come suggerimenti generali possiamo ricordare:
a) Se una persona deve eseguire varie cure odontoiatriche di natura chirurgica è preferibile prima terminare queste e poi intraprendere la cura per l'osteoporosi.
b) Non è stato mai osservato che i farmaci per l'osteoporosi possano favorire un fallimento dell'impianto in chi effettua un intervento di implantologia.
c) Non vi sono segnalazioni di casi di OBJ insorti per interventi di ortodonzia
Dott. Ennio Longo - Reumatologo

Prevenzione dell'osteoporosi indotta dagli steroidi

I farmaci a base di steroidi (cortisonici) per i loro potenti effetti antinfiammatori ed immunosoppressori sono oggi largamente utilizzati in reumatologia ed in altre branche, modificando in maniera rilevante la prognosi di varie malattie. Nel mondo lo 0,5% della popolazione assume prodotti a base di steroidi e tale percentuale sale al 2,5 % nella fascia delle persone anziane. Le migliori conoscenze farmacologiche hanno permesso, infatti, di sfruttare molti degli effetti positivi di tali farmaci riducendo notevolmente gli effetti indesiderati, di cui l'osteoporosi con il successivo rischio di frattura ossea rimane quello più frequente . La severità dell'osteoporosi indotta dagli steroidi è proporzionale alle dosi ed al periodo di somministrazione. Interessa sia l'osso corticale che trasecolare ed è parzialmente reversibile alla sospensione della cura.
Si capisce, da quanto sopra riportato, come sia utile ed indispensabile ogniqualvolta pensiamo di intraprendere una cura cronica con steroidi, associare sempre dei farmaci ad azione protettiva sull'osso. Questo è possibile farlo con vari prodotti farmaceutici:
a) Alendronato sodico e Risedronato sodico che con alcuni requisiti possono essere prescritti in fascia A ( a carico quindi del SSN)
b) Teriparatide. Più efficace dei precedenti, come confermato da studi recenti, ma prescrivibile in fascia A soltanto se vi sono già delle fratture
c) Denosumab. Anche per questa molecola vi sono dati recenti che ne confermano la superiorità nei confronti dell'alendronato e del risedronato., ma purtroppo ancora a totale carico dell'assistito.
Dott. Ennio Longo - Reumatologo
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